Biografia

Mi chiamo Giuseppe Ferraioli sono uno Psicologo con indirizzo Neuroscienze. Mi occupo da 15 anni di problemi del neurosviluppo utilizzando dapprima il Visual Training come mezzo di intervento terapeutico oggi invece un metodo, ideato da me nella sostanza, che utilizza una stimolazione multimodale, che agendo  sul cervello migliora la capacità percettiva tutto l’organismo.

Questo metodo si chiama Pnev, nasce in una notte di Torino, nella mia stanza di albergo mentre smaltivo i postumi di una cena brasiliana.

L’amore per la psicologia nasce dalla mia adolescenza, ricca di solitudine e di pensieri adattati di una umile famiglia medio borghese.

Un padre ottico, eccellente artigiano, intento a recuperare fondi di sentimento mai sentiti per la perdita della madre in tenera età; ha fatto quello che poteva, come mia madre, poverina, intenta a recuperare brandelli di umanità, per non essere stata capace di dare un maschio, nelle prime due prove, della sua maternità.

Finalmente io, agognato, desiderato, brutto come la pece, per le complicanze del parto.

La stranezza della vita è unica nel suo incedere, ti lascia spazi per pensare e poi ti toglie il fiato per parlare. Triste era l’aggettivo che la famiglia materna mi aveva “marchiato” a fuoco sulla mia pelle e non solo, per la mia incapacità a stare fermo e per il mio talento a fare guai. Oggi verrei definito un ADHD, sotto Ritalin probabilmente, ma ricordo quanta fretta avevo di correre ealla prima uscita fuori dalla porta di ingresso, ruzzolai dalla prima rampa di scale.

La scuola è stata il luogo dove ho capito cosa volevo fare da grande: il calciatore. Eh si perché passavo le mie giornate ad allenarmi e immaginare una vita spericolata, mentre tiravo il gruppo dei miei compagni di calcio, lungo estenuanti maratone di “corsa continua”.

Non mi stancavo mai, ero pronto a macinare km, come è stata tutta la mia vita finora.

La scuola era il luogo dove la mia “attenzione durante il tempo dei primi 15 minuti” dopo i quali non c’era verso di farmi tornare con la mente in classe. Deficit delle “funzioni esecutive” avrebbe sentenziato il mio amico Andrea Di Somma, ma tra gli anni 80 e 90 c’era soltanto “un intelligente ma svogliato” per separare i ragazzi intelligenti e i famigerati “ciucci”.

Poi l’ottica mi chiamava, figlio di un padre ormai diventato rinomato, agognato come la luce dopo un lungo inverno, con le labbra morsicate e con le scarpette ai piedi, frequentai la scuola di ottica insieme alla mia amata sorella.

Non ricordo nulla di quel periodo, scarseggiava la cultura e non ci fu’ niente che mi fece amare questo ineluttabile destino che era “fare l’ottico”.

Ero intento a leggere Freud, con la sua interpretazione dei sogni, mentre mi iscrissi a Sociologia; la psicologia all’epoca era solo romana e non avevo la forza di affrontare un viaggio simile. Il tempo di fare due esami e incontrai, in una rivista del settore ottica, la scuola di Optometria a Vinci. Chiamai nel mio italiano stentato, e presi un appuntamento. Mi accompagnò mio padre, forse l’unico viaggio che abbiamo fatto insieme da soli, e mi iscrissi. Nessuno credeva che ce la potessi fare, avevo tutti contro, ma impaurito e incuriosito, presi la mia Y10 e arrivai a Vinci. Sono stati gli anni più bella della mia vita, mi sentivo libero, senza il peso del destino familiare e con la curiosità che incomincia a scorgere nei miei insegnanti. Mi colpì molto questo aspetto. La curiosità è un seme che se trova terreno fertile può far crescere un giardino meraviglioso, senza saperlo.

Preso dalla mia nuova curiosità ho assaporato e con le mie difficoltà attentive, mi sono immerso nelle campagne Empolesi per tre anni che mi hanno dato un italiano migliore di quello che avevo, e una passione sconfinata per il mondo optometrico.

Poi la parentesi romana dove ho imparato a fare il contattologo, con un personaggio splendido, che mi mostrò la prima palestra di Visual Training.

L’entusiasmo e la voglia di fare mi fecero aprire la “la mia attività”, il centro lenti a contatto che in pochi anni mi rese orgoglioso e felice. La mia curiosità insieme alla mia insoddisfazione crescevano a dismisura, e volevo di più. Nel 1999 inizia la scuola di visual Training, con Vittorio Roncagli che mi prese per circa 8 anni, di trasferte e studi. Ma non ero contento; il Visual Training mostrava dei lati che non potevamo raggiungere con “dei flipper e con gli esercizi di convergenza”, c’era di più ed io volevo saperlo. Mi scrissi a Psicologia e con le difficoltà del lavoro e dei figli, un ‘estate del 2013, solo come sono venuto al mondo, sono diventato psicologo.

Nel frattempo avevo capito, che da sola la psicologia era soltanto un pezzettino, di tutto ciò che è possibile fare per aumentare le nostre capacità percettive e migliorarci la vita.

Questo è ciò che provo a fare, migliorare le abilità non solo del bambino ma di tutti coloro che pensano che possono avere un limite ma non sanno che lo possono superare.

Eh si aiutiamo gli altri a stare meglio con le neuroscienze e con la curiosità che possiamo imparare ancora tanto.